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[EDITORIALE] Abbiamo sdoganato il DJ pure a Sanremo. C’è il dj in ogni ristorante, bar, anche al mercato o nei cessi. Rigorosamente live su IG o TikTok. Siamo pieni zeppi di video e foto degli eventi. Ma, non si balla più da nessuna parte e dove si dovrebbe ballare il pubblico è fermo a centro pista coi telefoni in mano. Sinceramente, vi sentite di difendere questo schifo dove siamo arrivati? I club stanno morendo, è previsto che a Londra nel 2029 saranno tutti chiusi, come se chiudessero tutti i ristoranti in Italia e rimanessero solo fast food e centinaia di foto di panini sui social. Questa è la fotografia perfetta del clubbing spazzatura formato McDonald verso cui procediamo spediti. Addio professionalità del DJ perché nessuno avrà quella cultura tale da giudicare una selezione, un live vero o no, tecnica del mixing. I follower, i like, gli share saranno la nuova misura. E chi è pure BONA, ha un buon social media manager e un budget in sponsorizzate, avrà il suo acceleratore di notorietà. Dite che siamo boomer, nostalgici…..dite quello che volete, ma tempo 10 anni la scena sarà completamente bruciata. Contenti voi. Per noi è VAE VICTIS. ( che non è solo il nome di un vecchio club a Misano adriatico ma vuol dire GUAI AI VINTI!). Di seguito l’articolo del Manifesto di oggi. E se, se n’è accorto pure il Manifesto… bisogna proprio.essere in malafede per non vedere lo stato dell’arte. Oppure voler rompere per puro gusto di farlo…qui su questa pagina. MANIFESTO 

https://ilmanifesto.it/lestinzione-del-deejay Ahh, complimenti davvero a tutti. Siete le star indiscusse della DECADANCE!

𝗡𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝘂𝗻’𝗮𝗹𝘁𝗿𝗮 𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲. 𝗘’ 𝗹𝗮 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗮 𝗗𝗘𝗚𝗘𝗡𝗘𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘. Non banalizzate, non deviate dal punto centrale della questione per prendervi due like di parte ad effetto e tacciarci come nostalgici o boomer. Il centro focale è chiarissimo: #thisisnotclubbing Se amaste il clubbing davvero, se amaste i valori fondanti della musica elettronica, se aveste rispetto per i Dj riconoscendo e premiando la differenza tra Fake Poser e veri artisti,se rispettaste il dancefloor invece di trasformarlo in un set per selfie, non ci sarebbe alcun dubbio da quale parte della barricata stare. Se non lo capite, sono due le cose: o non sapete di cosa stiamo parlando perché siete così arroganti da ignorare che non ci sarebbe quello che vivete oggi senza quello che è stato fatto prima, o più probabile, avete degli interessi in ballo per cui vi sta bene così. Nel rap è una vita che se la cantano a colpidi Dissing contro la scena commerciale, contro chi usa il nome in modo improprio, contro i fake rapper. Non c’è alcuna differenza. Quando vedi un movimento a cui hai dato la vita per sostenerlo e diffonderlo nel modo proprio, cannibalizzato, sintentizzato alle regole dello show off, inzeppato di video di bamboline acchiappa like senza ne arte e ne parte, quando vedi le piste immobili con lo smatphone in mano….non puoi restare zitto. Cosa pensereste voi se domani demolissero il vostro club preferito per costruirci un vip fashion glamour club….? Cosa rispondereste a chi come voi vi direbbe” sei boomer, in fondo ci si diverte uguale….”? E se da domani, no tradissimo il nostro stile e il nostro credo e il nostro brand per le logiche del momento e cominciassimo a fare magliettine aderenti colorate con margheritone e frasi spagnoleggianti, promozionandole su TIK TOK con qualche fake dj magari anche appariscente, sicuramente venderemmo molto di più, ma voi stessi puntereste il dito contro la nostra incoerenza e mercificazione alla moda del momento. Questa è coerenza, la stessa che ci fa rispettare tanti DJ che hanno attraversato momenti calanti di popolarità ma non si sono venduti alle logiche del momento per risalire in auge. Sono rimasti quello che sono sempre stati, fedeli alla loro musica, e il tempo gli ha dato ragione. DAVE CLARKE o LORY D per citarne due a caso. La differenza tra una passione e una moda è che c’erano quando gli altri non c’erano e ci saranno quando gli altri saranno dimenticati. Detto questo, per carità. è vero, noi NOI NON SIAMO NESSUNO per dire cosa sia giusto o sbagliato, siamo solo quegli “original” clubber che vedono tradito un modo di essere e pensare da “SCIACALLI” che ti saccheggiano, rubano le idee, si comprano un’identità dietro un nick name studiato ad arte, parlano a vanvera di una storia contraffatta davanti al video e poi diventano replicanti CTRL+C, CTRL +V. Ma il danno che fanno è che ad ogni copia, il concetto originale perde qualità e scusateci, anche credibilità. Vedi remix di remix di remix di remix di perle musicali che fatte negli anni 90 con campionatori da memoria di 2 mega ancora non si spiega nessuno come sia stato possibile. Per quanto ci riguarda già 10 anni fa e oltre abbiamo cominciato con questi messaggi, F@#K FAKE DJS, THE REAL CLUBBERS, SHUT UP AND DANCE, CLOTHING FOR A NOISY GENERATION …è sempre stata la nostra linea. L’unica cosa che è cambiata è che il fenomeno FAKE era marginale, ora è predominante ed è normale che tanti stiano dall’altra parte, quando conviene saltare sul carro dei vincitori. Una cosa però c’è da dire, il tasto sync è il simbolo di quello che vi impedisce di capire che quando si parla di competenze 1 non vale 1. Sarebbe come dire che Dj ” ho inziato ieri” vale quanto L.Garner. Come dire che zia maria che parla di cure sul cancro nella chat di WA valga come un Luminare della scienza. E se il pubblico, non riesce a capire questa differenza, ma si difende pensando ” i boomer rosicano ” quello che sta succedendo nella scena attuale del clubbing ne è la diretta conseguenza. E quindi, siete complici. Ma dite pure quello che volete se vi sentite toccati, come si evince da queste ultime frasi per noi la predica ha un valore solo in relazione al pulpito da cui viene

Facciamo la doverosa premessa che, conta la musica, la selezione, e come la sai miscelare trasformandola in qualcosa di unico che non esiste. In una parola: Farfa.
Detto questo, un DJ che suona in vinili può suonare anche con il controller ed esaltare il set ancora di più. Un Dj che inizia con i controller difficilmente sa suonare allo stesso livello con i vinili. Ma non bisogna leggere questo come una competizione a chi ce l’hai più duro. È una questione semplice, se hai imparato a gestire due piatti, o di più, magari 4 ( sempre FARFA ) meccanicamente, manualmente, quando passi ad un controller hai il tempo, l’attenzione, etc che ti avanza. E come sempre accade in questi casi, quel “tempo libero” lo metti nella creatività del set. E così come la scelta. Se sei abituato ad impiegare ore per trovare quei pezzi giusti nei record store, hai il triplo della pazienza per ascoltarti librerie e librerie di file on-line. Qui una nota negativa, del new system che come al solito coincide con una faccia della medaglia positiva. Se da un lato è vero che è più facile produrre musica, per tutti, talenti nascosti chissà dove, è altrettanto vero che i music store on-line sono pieni di spazzatura, ( facile da far salire in chart con trucchetti ) per cui alla fine la ricerca diventa lo stesso estenuante e difficile. In ogni caso non si può fermare l’innovazione, la praticità dei controller, la comodità di uno stick usb, sono innegabili e sono l’opzione migliore al momento. Ma non per questo è giusto creare la solita guerra BOOMER vs ALTRI. Pensiamo che per qualsiasi produttore stampare una copia anche in vinile sia un po’ un lustro che da più valore alla propria produzione. Anche solo il per il gusto di sentirla suonare in analogico con quella profondità che il digitale non sa replicare. Inoltre, sarebbe buono per tutti colore che prendono sul serio questo mestiere, cimentarsi nella tecnica anche con i piatti classici, per cultura, per amore della professione. Non è sensato essere NAZITECH ne in un senso ne nell’altro. E’ solo una guerra sterile. E questo post non rappresenta nessuna battaglia ideologica, se non, il contrappeso a quei video che stanno girando in questi giorni, con paragoni assurdi, e dichiarazioni un po’ forti sui vinili e chi li sostiene ancora. Meritano rispetto. E anche la musica lo merita. Il giusto finale sarebbe che solo le produzioni migliori, continuino a poter diventare un bel disco in vinile. Meno scelta, più qualità e questo sarebbe il futuro più premiante per tutti, produttori, dj e musica

 [ ESPLORAZIONI TECHNO-SOCIO-CULTURALI ] 

 Sembra fantascienza raccontare che da piccoli paesi a sud di Roma ogni sabato partivano macchinate di clubber diretti in toscana o sulla riviera per andare a ballare una notte e magari pure all’after. Senza contare quelli che si muovevano in treno coi regionali di un tempo o con i pullman organizzati. Fantascienza. Si dice che viaggiare apra la mente, conoscere persone nuove, fuori dalla propria cerchia, situazioni diverse e posti fuori “dal comune” . Ecco, non è una questione prima era meglio ora fa schifo. Ma se è vero che uscire dalla proprio confort zone rappresenta andare oltre certe insicurezze e crescere, fare esperienze, aprire la mente, evolversi, è altrettanto vero il contrario. Rimanere chiusi nel proprio piccolo mondo, convincersi che tutto sia così, aver paura di mettersi in gioco perché quando esci dalla cerchia delle conoscenze non hai più quell’immagine di piccolo boss o miss fighetta del quartiere, vuol dire rimanere piccoli. Oggi con telefonini, GPS, navigatori, treni freccia, bla bla car… sarebbe tutto più semplice eppure non ci si schioda dal proprio mondo conosciuto, non si esplora, ci si chiude in convinzioni del tutti ( intorno a te ) fanno così. E si scegli quello che puoi scegliere. Cosa propone il paese? Reggaeton…e allora reggaeton. Zero disco? Zero disco. E l’esplorazione è sui social dove arriva quello che vogliono che ti arrivi. Non tutto quello che esiste. Non è un GOMBLOTTO è il marketing 2.0. Te lo spiega l’algoritmo, tu interagisci con il “Reggaeton” e sarai profilato “reggaeton” e vedrai un mondo che gira intorno al “Reggaeton” dalla musica, ai vestiti, agli eventi, ai personaggi cool etc e crederai che il Reggaeton è il mondo per tutti. E non c’è altro. È un po’ l’opposto di prima . L’accettazione, la massa, il conforme, l’omologazione, ma sopratutto LA LIMITAZIONE del piccolo paese, o anche di una sola città e quello che ti proponeva intorno, da persone, a stili a musica, era qualcosa da cui “orgogliosamente” fuggire . Dai posti che frequentavi alla MUSICA, che ascoltavi. Questo è parte del successo della techno in quegli anni e dei fenomeni connessi. Nata come musica di libertà, fuori dalle logiche di massa, fuori dai locali delle città, fuori da schemi di dress code, classi sociali, etc. E più la massa ti raggiungeva più fuggivi oltre. I primi raver romani, quelli della setta, della tribù, una volta invasi dalla massa ( che poi portarono alla fine del fenomeno ) fuggirono nel 93 verso l’appena nata Insomnia o l’Imperiale o ancora prima al club dei 99. Oggi l’accettazione sembra un must, essere fuori dal giro di tutti, un’esclusione. A parte quei pochi che partono per i festival, la maggior parte dell’Italia vive di piccole realtà che rendono piccoli . Ed è classico della volpe che non arriva all’uva dire che è acerba, o di chi ha paura di volare dire “non capisco quelli che devono andare alle Maldive è tanto bello il mare di ostia” insomma, di fronte alla paura che un discorso del genere mostri le loro paure la reazione sarà sempre attaccare “generazione di bruciati” che rifletterci un attimo su. Puntano il dito sulle “NUOVE” dr0gh3 che erano nuove pure quelle. Per carità, non è intenzione nostra puntare il dito, puoi anche continuare a girare le solite 7 chiese in paese ora, ma se ti aspetti che poi la vita avanti ti faccia trovare tutto quello che cerchi all’interno del tuo perimetro di sicurezza, stai messo male. E soprattutto quello che oggi è tutto il tuo mondo domani potrebbe andarti molto stretto. ” Io e te a 4 metri sopra il cielo perché a 3 metri c’è troppa gente ” cit La morale è che pensare a questo “flashback” solo come una questione di nostalgia musicale è una banalità. L’impatto sulla società è quello che veramente conta. E il contrario idem. Questi piccoli non diventano mai grandi, beati a loro da una parte, ma una delle frasi migliori per sintetizzare è quella che dice” La GenX è quella generazione non etichettabile, non clusterizzabile, difficile da acchiappare dai marketer perché erano quelli che erano già 30enni a 18 anni e sono ancora 30enni a 50″. TECHNO IS A STATE OF MIND.

Prima del DJj come lo conosciamo noi c’era il DJ che metteva una canzone dopo l’altra. Finiva un disco, ne metteva un altro. Quindi si presume che l’evoluzione del DJ sia un dj che mixi, misceli tracce come fossero una traccia unica, che crei un flusso di una lunga traccia che non esiste, ma esaltando ogni pezzo, facendolo entrare nel punto giusto e rispettando la sua dinamica. Entrate e uscite che si ripetono, accenni e poi sbaaam. L’arte del DJing. Se senti Mills, o altri professionisti anche italiani come Farfa o Miki, senti questo, oltre a non essere etichettabili, spaziando nella musica, mettendo perfettamente insieme cose che non accosteresti mai. Invece, più un Dj è basico o acerbo, più percorre la meccanica di inizio, stop, rullata, baaam, fine, pausa, rullata, sbaam…riconoscete qualcuno in questa sequenza? Qualcuno di quelli che ha il tempo per girarsi verso la telecamera, saltellare senza cuffie, incitare il pubblico, battere le mani a tempo, Gioca Jouer….sorrisini, cuoricini? Si lo sappiamo, pensate sia un accanimento, in effetti la colpa non è loro. Se li davanti ci fosse un pubblico di qualche anno fa, gli insulti si sprecherebbero. Invece, cassa, fica e pallone! Daje tutta. #DecaDance.

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